Secondo i Molisani

Secondo i Molisani invece “Tintilia” altro non è che una derivazione del nome dal termine dialettale “Tenta” (Tinta) che in Molise è anche detta “Tintiglia” o “Tentiglia” data la peculiarietà di quest’uva di macchiare (tentiglia = tingere) di rosso scuro qualsiasi indumento.

Analisi

Si narra che la Tintilia possa essere lo pseudonimo della varietà sarda conosciuta come “Bovale Sardo o Bovale Grande”, ma i risultati dell’analisi genetica sono stati fedeli alle aspettative: infatti, 21 dei 22 campioni di Tintilia presi in esame sono risultati perfettamente identici tra loro e tutti ben distinti sia dal Bovale Sardo che dal Bovale Grande.
Tutti i campioni analizzati quindi sono cloni e sono geneticamente distinti dalle varietà Bovale Sardo e bovale Grande, per cui questo risultato esclude la presunta sinonimia tra Tintilia e Bovale Sardo o Grande.

Leggende..

Si narra che il primogenito del Conte Carafa di Ferrazzano (1300 c.a.) si fidanzò con la figlia di un alto funzionario del Regno di Napoli, di origine spagnola. Quest’ultimo pretese che al banchetto di nozze fosse servito un vino fatto arrivare per l’occasione dalla sua nazione d’origine. La bevanda ottenne unanime apprezzamento da parte di tutti i commensali. Poco dopo la giovane sposa spirò e il marito decise di mettere a dimora, proprio in ricordo dell’amata, filari di viti per la produzione di quel vino che aveva coronato la loro unione.

La Storia

Appartenente al gruppo ampelografico delle “Tintorie” (varietà di bacca con buccia molto colorata), fino al 1800 ha rappresentato uno dei pilastri della nostra regione, ma già dal primo dopoguerra si assistette alla sua improvvisa scomparsa, vuoi a causa della sua scarsa adattabilità alla pianura, vuoi per la diffusione della fillossera, vuoi per l’avvento di colture, indubbiamente, più produttive e solo l’ostinazione di pochi viticoltori della zona ne ha impedito la definitiva scomparsa.

LA NOSTRA TINTILIA

Venuto quasi per caso a conoscenza della Tintilia, Vincenzo Catabbo, qualche anno fa, ha deciso di ritentarne l’impianto nella sua azienda, con la convinzione che, se il risultato fosse stato soddisfacente, avrebbe rappresentato “il fiore all’occhiello” della propria produzione enologica. L’attenzione prestata ai 10 ettari di vigneto Tintilia, distribuito sulle superfici di “Colle Cervone” e “Terra Petriera” , l’attento studio compiuto per individuarne la zona perfetta per la coltivazione e le prove di microvinificazione compiute in cantina hanno permesso alla “Tintilia Catabbo” di assumere una posizione notevole e singolare.